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L'Aikido e l'ascolto dei Tessuti


Per noi sportivi occorre innanzitutto capire cos'è un'articolazione e cos'è una fibra muscolare. Un'articolazione è l'incontro di due ossa che si adattano perfettamente tra loro, e che si muovono con libertà di movimento nei tre piani dello spazio. Affinchè questa libertà persista il più a lungo possibile, dobbiamo conoscere perfettamente le direzioni delle superfici articolari che vanno ad indurre gli assi dei diversi movimenti che le nostre articolazioni possono eseguire.  Affinchè un'articolazione sia sana e viva occorre che questa possa avere una mobilità con un'ampiezza ed una qualità di movimento uguali all'interno di questi tre piani dello spazio. Non ci addentreremo troppo nei dettagli anatomici, ma per semplificare possiamo dire che perchè un'articolazione si muova liberamente, questa deve essere libera sia che se la si muove dall'alto al basso, che da destra a sinistra, che dal davanti all'indietro. Terremo in maggiore considerazione la qualità di questi movimenti piuttosto che la loro ampiezza. Per capire come funzionano le nostre fibre muscolari è importante sapere che, se ne avviciniamo le due estremità queste si contrarranno, al contrario di una corda, la quale, quando la teniamo tra le mani, avvicinandole, la corda si rilascia. Per distendere un muscolo, ossia un numero immenso di fibre muscolari, occorre allontanare le due giunture di questo muscolo. L'Aikido è la nostra arte, ed è anche un mezzo per mettere in evidenza queste leggi. Il nostro problema nell'Aikido è lavorare con un compagno che ha le nostre stesse articolazioni, ma che a causa del suo passato ha sviluppato una mobilità ed un'esperienza diverse dalle nostre. La nostra ricerca deve portarci, attraverso i mezzi messi in opera dal Fondatore e Maestro M. Ueshiba, a mettere in atto un processo che permetta ai due compagni di lavorare sui movimenti più ampi, per permettere alle articolazioni di restare mobili, e sulle fibre muscolari per salvaguardare l'estensione massima della muscolatura. Per questo i nostri studi di osteopatia ci hanno permesso di capire come reinserire il movimento e l'ampiezza là dove lo stress, le ferite e l'usura del corpo avevano creato dei blocchi. Prendiamo ad es. l'articolazione del gomito, il muscolo che lo fa muovere si chiama bicipite brachiale. Quando questo è in flessione, la mano si porta all'interno del corpo; quando è in estensione, la mano si porta all'esterno. Prendiamo la tecnica Kotegaeshi, che si traduce "piccola rotazione della mano". Questa tecnica implica all'inizio un'estensione del gomito, quando sentiamo che il braccio del compagno è arrivato all'estensione massima che abbiamo provocato, basta allentare la pressione e seguire il movimento naturale del gomito, che non chiede altro che di ritornare in flessione. Per noi un buon Tori è colui che è capace di mettere in tensione massima il braccio di Uke e di allentare questa tensione per seguirne il movimento naturale. Abbiamo studiato ed approfondito questa sensazione durante i nostri studi di osteopatia, o quando un tessuto è leso, quindi è vulnerabile e tende a ledersi ulteriormente. Per cercare di rimetterlo in equilibrio, dobbiamo inizialmente addentrarci nella lesione e, con l'aiuto della respirazione, dobbiamo aumentarla per poi rilasciare andare il tessuto, che ritroverà la direzione naturale dei propri movimenti. Questo è quanto cerchiamo di attuare in questo genere di pratica durante i nostri allenamenti. Non tenere Uke tutto il tempo sotto stress, ma se la tecnica richiede una flessione: Kotegaeshi, Shio Nage, mettere il braccio dapprima in estensione, poi "ascoltare" ciò che il braccio di Uke può fare, e seguirlo, rispettando le direzioni delle differenti articolazioni. Se a fine tecnica il braccio di Uke deve trovarsi in estensione : Ikkyo, Nikkyo, Sankyo, dobbiamo portare il braccio di Uke in flessione massima, sempre rispettando la direzione delle articolazioni che entrano in gioco. In seguito lasciare andare questo braccio e seguirlo quando riprenderà una posizione di estensione naturale. 
La pratica della nostra arte deve farci sviluppare la percezione dell'altro, come il corpo reagisce alla "messa in tensione" ed ai "rilasciamenti" ai quali non sempre è preparato.
L'Aikido è un'arte dove il toccare, che sia visivo, uditivo o tattile, deve portarci a sviluppare le qualità fisiche e mentali del nostro partner, e attraverso questo sviluppo dobbiamo arricchire il nostro corpo di sensazioni nuove che ci porteranno ad essere migliori. L'Aikido da solo non esiste : dobbiamo toccare ed essere toccati. A volte questi contatti sono sgradevoli, allora dobbiamo lottare contro le nostre paure, le nostre angosce, e la voglia di non essere gradevoli verso l'altro!
Solo una tecnica impeccabile deve aiutarci a superare queste angosce. Per tecnica impeccabile non intendiamo perfezione, bensì tecnica che dia piacere all'altro e che gli permetta di diventare un partner diverso da ciò che era all'inizio della pratica. L'Aikido è uno "sport" che potremmo paragonare al "body building". Si costruisce il corpo. Noi sappiamo bene che "body building" = Arnold Schwartzenegger. Ma senza arrivare a tali livelli di volume, tutti i praticanti che hanno lavorato per anni hanno rinforzato il loro corpo. Quando rinforziamo un muscolo, distendiamo il muscolo antagonista. Quando distendiamo un muscolo, rinforziamo il muscolo antagonista. Il nostro corpo è armonioso e forte quando tutti i nostri muscoli hanno la stessa tensione e la stessa elasticità. Il culturista lavorerà con dei pesi che avrà scelto, mentre nell'Aikido occorrerà che il peso possa adattarsi al "culturista" che noi siamo, sia che siamo Tori che Uke.

Per noi l'Aikido è questo : essere il più forti possibile per rinforzare l'altro. Essere più forti per dare fiducia all'altro. C'è un solo modo per arrivare a questo : "rispettare il corpo dell'altro, non prevedere, ma essere attenti ad ogni modo di sentire diverso dal nostro. E' perchè pratichiamo con costanza che abbiamo la stessa sensazione di "non arrivarci mai". 
 
Scaricato dal sito del M°Philippe Gouttard
Traduzione a cura di: Elisa Santagata