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Do Michi - la Via

In tutte le arti giapponesi in generale, e per cio' che ci riguarda in particolare nell'AIKIDO, la nozione di DO è essenziale. Quel DO che trasforma l'AIKI JUTSU in AIKIDO, che quindi eleva un insieme di esercizi fisici al rango di disciplina spirituale. Nella lingua corrente l'ideogramma DO si pronuncia anche MICHI, quando non è associato ad altri caratteri, e significa cammino, sentiero o strada. In religione o in filosofia assume il senso di dottrina,insegnamento spirituale o principio: lo SHINTO  o SHINDO, la religione fondamentale del popolo giapponese, e' "la via dei poteri divini". Infine occorre sapere anche che DO non è altro che il corrispondente cino-giapponese della parola TAO. Lo studio di una "via" è uno sforzo a lungo termine verso la perfetta padronanza di una certa tecnica non chè l'acquisizione di uno stato dell'essere che devono portarci a ritrovare il nostro giudizio naturale e la nostra vera identità. Il gesto puro e naturale,il rispetto dell'individuo e dell'ambiente,l'osservazione delle leggi della natura, la vigilanza,la disponibilita', l'atteggiamento giusto al momento giusto,la rettitudine sono i tratti essenziali di un uomo di DO. La pratica del DO si basa sulla coscienza e la padronanza del corpo, della sua evoluzione in relazione con i principi naturali che lo governano. L'esercizio nel senso della Via, abbandonando ogni speculazione intellettuale si lega allo sforzo nell'azione. La ripetizione dell'esercizio alla scopo di una maggiore tecnicita' per arrivare alla padronanza completa e al movimento perfetto e' uno degli aspetti del DO, poiche' la padronanza aiuta l'uomo a liberarsi del suo ego,lo eleva e allo stesso tempo gli permette di percepire l'infinito del suo divenire verso la perfezione. Tuttavia,come fa notare Jean Herbert (1): "quando un uomo ha raggiunto un alto grado di perfezione in un determinato ambito foss'anche insignificante, ha senz'altro raggiunto quello stesso grado nella perfezione. Al contrario,praticare allo scopo di una performance finale e' un grave errore. Quando il Maestro NAKAZONO era ancora in Francia ci ripeteva spesso: "A cosa servono le vostre tecniche,i vostri muscoli e la vostra forza quando il piu' piccolo dei microbi puo' annientarvi?" E' vero che la prima pratica dell'esercizio in quanto DO è pur sempre un lavoro in vista della padronanza della tecnica,ed e' quando si è acquisita quest'ultima che inizia l'esercizio del cammino interiore. Secondo Durckheim questo esercizio del cammino interiore "comincia solo nel momento in cui si sa fare cio' che si e' praticato. Si tratta di una ripetizione perpetua. Quando la tecnica dell'esercizio e' perfettamente acquisita ogni ripetizione riflette l'atteggiamento di chi lo esercita;ogni errore nell'esecuzione riflette un atteggiamento lacunoso. E' cosi' che lo sforzo verso un'esecuzione pura diventa un lavoro dell'uomo stesso". Concepire l'uomo solo come una macchina fisica,una meccanica umana, e' un'aberrazione. Ogni creatura vivente deve svilupparsi nell'ottica di una realizzazione. Tutti abbiamo in noi una particella divina, un nucleo originale che ci lega al primo uomo e alla Grande Vita stessa. La pratica della Via deve tendere a risvegliare questo nucleo e a metterci all'ascolto del nostro essere autentico,aspetto dell'essere divino che attraverso l'uomo vuole rivelarsi in una forma di vita ben determinata. Ogni essere ha almeno la possibilita' di un divenire che gli e' particolare. Secondo la credenza di ognuno la parola "divino" acquista un significato diverso. Per coloro che vogliono capire che in effetti "si parla utilizzando le parole" e che per mezzo di queste bisogna sempre cercare di rendere l'immagine del nostro pensiero il piu' profonda possibile, ebbene per queste persone intendiamo per divino o dio l'entita' che rappresenta la natura profonda dell'uomo, cio' che deve divenire se riesce a realizzarsi pienamente,cioe' un uomo autentico,completo, in piena armonia con l'universo.Un uomo che sia parte integrante dell'universo ed universo stesso. Se effettivamente Dio creò l'uomo a propria immagine, forse l'uomo ha la possibilita' di assomigliargli. Ma esiste attualmente un uomo autentico, pienamente realizzato? Bisogna riconoscere che per la vita che conduciamo e la precarieta' delle condizioni della nostra esistenza,nella giungla dello sviluppo tutto ci spinge a dare la preferenza alle forze utili al nostro potere nel quotidiano.L'uomo concentrato unicamente su questo bisogno di sussistenza in terra nel bene e nel male non e' all'ascolto del suo essere essenziale e non ne favorisce il risveglio. Tuttavia,e qui si trova uno dei punti fondamentali dello studio della "Via", è la quotidianità della vita corrente che ci viene offerta come vasto campo d'investigazione. L'esercizio nel senso della "Via" si studia in un luogo ben determinato, all'occorrenza per noi:il DOJO,ma e' all'esterno che realmente comincia la pratica. E' nel proprio atteggiamento morale e fisico verso ciò che lo circonda ed in rapporto alla propria personalita' che l'uomo esprime se' stesso. Non deve e non può esserci sfalsamento tra l'atteggiamento morale e fisico. L'esercizio del DO lavora sull'atteggiamento fisico e conquista l'anima attraverso il corpo. L'indolenza, il rilassamento del corpo, il non rispetto della sua igiene e delle sue funzioni a causa di abuso di alcool,di cibo o droghe portano inevitabilmente ad una degenerazione dello spirito e ad una mancanza di giudizio umano nel senso piu' profondo. L'esercizio nel senso della "Via" (l'AIKIDO per esempio) e' un lavoro sul corpo nella sua funzione piu' naturale. La ripetizione del movimento al fine di un miglioramento sempre rinnovato, oltre che fornire a ciascuno la speranza e la possibilita' di poter far sempre meglio,permette di ritrovare velocemente un equilibrio ed una relazione armoniosa tra corpo e spirito,tra la propria personalita' e l'esterno. Se la tecnica permette di eliminare tutti i blocchi corporei per arrivare alla coscienza dell'HARA ed al buon flusso del KI, la ripetizione degli esercizi permette di accedere al gesto puro e al movimento spontaneo inteso come richiamo profondo del corpo proveniente dal centro,senza alcuna premeditazione al fine di rispondere all'istante e senza errore ad una qualsiasi situazione. Ma attenzione:il movimento naturale e spontaneo non è che una tappa verso il giudizio naturale spontaneo,questa voce interiore che abbiamo cercato di definire. Le comodita' e le aggressioni della vita attuale che siano direttamente fisiche ,emotive,sonore o luminose (rumori,pubblicità,...)ci allontanano dal gesto e dal giudizio naturale poiche' ci obbligano a chiuderci in noi stessi fisicamente; le spalle si sollevano,la respirazione diventa clavicolare,ci si blocca e ci si protegge da tutto senza dare niente. Quando ci si apre è solamente per prendere ciò che c'e' di buono. Ma con quali criteri si può scegliere se si è perduto il proprio giudizio naturale. In natura niente e' fondamentalmente buono o cattivo.Sarebbe assurdo!La natura poco conosce l'alternativa. Essa e' cio' che e' ed ogni cosa ha un divenire che gli è proprio. Come si dice nel TAO dalla vacuita' sorge la pienezza ed il non essere contiene la virtualità dell'essere. Per riempire un vaso questo deve essere vuoto,ed il bene esiste solo in relazione al male.In un essere sano,sensibile al giudizio del suo corpo, un desiderio,una voglia corrispondono sempre ad un bisogno profondo. Non è per caso che il cane in certi periodi dell'anno mangia erba.E' un animale carnivoro e non riflette: obbedisce al proprio giudizio naturale e finche' sarà sano ed osserverà le leggi della natura questo giudizio non lo ingannera'. Trasporre ed esercitare nella vita di tutti i giorni le sensazioni e lo stato d'essere acquisiti nel DOJO attraverso un lungo lavoro, ecco l'oggetto dello studio della "Via". Il DO non e' ne' una religione ne' una filosofia. E' il cammino accessibile a Tutti che porta ad un certo "stato d'essere autentico".In generale le religioni si basano sulla fede.Dipendono dalla credenza in una o piu' divinita'. La fede e' una grazia:la si possiede o non la si possiede. Essa non ha una spiegazione e come diceva Pascal e' superiore alla ragione senza esserle contraria. Assomiglia al bagliore del sole a confronto con il furtivo bagliore della candela. Come ha dimostrato Bertrand Russel spesso le religioni sono basate sulla paura. Per la maggioranza dei credenti la religione non viene vissuta bensi' subita. L'uomo non e' parte attiva di se' stesso: resta in attesa e reclama. Quando Cristo diceva "se mi ami prendi la tua croce e seguimi" forse intendeva dire,oltre all'imporre una scelta, che per arrivare al proprio grado di elevazione spirituale e' necessario passare dal suo stesso cammino. La metafisica e la filosofia,per quanto siano
interessanti,sono scienze astratte e complicate,che per essere affrontate seriamente richiedono un'intelligenza ed un potere di riflessione che non sono propri di tutti. Il DO utilizza il quotidiano ed il naturale come soggetto di espansione allo scopo di un "modo migliore di vivere", e quindi offre a tutti la possibilita' di mettersi all'ascolto del nostro essere autentico e di realizzarci. La fede, l'intelligenza, la ricchezza non sono condizioni necessarie alla nostra realizzazione.Il buon senso,l'amore e la volonta' di progredire umanamente sono sufficienti. Per poter accrescere la propria capacita' umana, l'uomo non ha altro che sè stesso. Puo' essere guidato,consigliato,ma il vero artefice dell'opera che rappresenta e' lui stesso.Tutto dipende dalla sua preliminare maturazione umana. L'esercizio inquanto DO e' l'elemento essenziale che deve portarci a questa maturazione umana. La volonta' di arrivarci oppure il solo potere dell'intelletto non sono sufficienti,dato che il senso dell'esercizio è inerente alla nozione di DO. Il BUDO, o la via del guerriero come soggetto di studio e' una via difficile ma straordinariamente ricca. Nel BUDO tutte le qualità dell'uomo di DO vengono amplificate. La rettitudine, il rispetto per l'individuo anche quando e' un avversario,l'alta moralita', la ricerca dell'atteggiamento giusto per non essere mai presi in difetto, la vigilanza,la spontaneità...poiche' per il BUDOKA ogni azione puo' essere un affare di vita o di morte, l'errore non e' permesso. Per non sbagliare mai il vero BUDOKA deve essere vigile e mettersi all'ascolto del proprio giudizio naturale;deve affrontare ogni azione con cuore puro e spontaneo,come se ogni volta fosse la prima e l'ultima.Lo studio di una via e' un affare serio. Attenzione a non ricreare nel DOJO le costrizioni della vita esterna.Niente falsi misticismi, poiche' quando l'arciere mira tira al fondo di se' stesso e spesso puo' raggiungersi.

(1)jean Herbert: Alle sorgenti del Giappone - ALBIN MICHEL
* "Nell'esercizio del tiro con l'arco e' al fondo di se' stesso che l'arciere mira e forse riesce a raggiungersi - HERRIGEL"

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