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Norme di Comportamento nel Dojo

 

Si arriva nel dojo almeno venti minuti prima dell'inizio della lezione.

Non ci si deve intrattenere nel dojo in abiti borghesi,parlando ad alta voce,ma ci si avvia subito negli spogliatoi dove,sempre mantenendo un contegno decoroso e parlando a bassa voce,ci si cambia nel più breve tempo possibile.

E' permesso indossare soltanto il keikogi e la cintura bianca (eccetto gli Yudansha i quali devono indossare cintura nera ed hakama).soltanto le donne possono indossare sotto la giacca del Keikogi una maglietta bianca.

E' assolutamente vietato indossare monili di ogni genere.

Arrivati vicino al tatami si volgono le spalle al sudetto e si sale lasciando gli zoori paralleli o disponendoli negli appositi scaffali.

Appena saliti si assume la posizione di seiza in silenzio e si esegue il saluto (zarei) in modo corretto e con concentrazione.

Da quel momento sotto la guida del sempai (il più anziano come grado nel gruppo) si pratica aiki taiso ed ukemi senza parlare.

Quando si vede uscire dallo spogliatoio il Maestro,il sempai dà l'ordine di seiza, ci si allinea subito per ordine di grado decrescente da destra verso sinistra di fronte al Kamiza e si attende in assoluto silenzio che il maestro raggiunga il centro del tatami per eseguire lo zarei insieme agli allievi.

Alla fine del primo saluto il maestro e gli allievi insieme pronunciano ad alta voce onegaishimasu.

Durante la spiegazione delle tecniche, non è permesso per nessun motivo parlare con i compagni,fare domande,commenti o distrarsi.

Quando il Maestro dopo la spiegazione invita gli allievi a praticare dicendo" DOZO",si sceglie un partner velocemente eseguendo zarei e dicendo con lui ancora onegaishimasu:questa formalità si ripete ad ogni nuova tecnica.

Quando il Maestro interrompe la pratica per spiegare una nuova tecnica,velocemente si esegue zarei con il proprio partner dicendo "DOMO ARIGATO GOZAIMASHITA"e ci si allinea per ascoltare la spiegazione.

Colui che viene invitato dal maestro come partner deve subito fare zarei pronunciando ad alta voce onegaishimasu e molto velocemente raggiungere il Maestro.

Durante la lezione è assolutamente vietato parlare con il proprio partner;se non si è capita la spiegazione si attende che il Maestro guardi nella propria direzione e rivolgendosi a lui con un inchino (ritzurei) si dice onegaishimasu.Soltantoquando il maestro si è avvicinatosi chiede ulteriore spiegazione in modo rispettoso ed a bassa voce. Ricevuto questo insegnamento si ringrazia il Maestro eseguendo ancora il ritzurei e dicendo "DOMO ARIGATO GOZAIMASHITA".Se il Maestro è un alto grado,per chiamarlo e ringraziarlo si esegue lo zarei.

Non ci si rivolge mai all'insegnante dandogli del tu ma dandogli sempre del lei lo si chiama sempai se ha un grado fino a godan,oltre a questo grado,Sensei o semplicemente Maestro.

Alla fine della lezione ci si allinea nello stesso ordine dell'inizio si esegue insieme con il Maestro zarei pronunciando ad alta voce 

"DOMO ARIGATO GOZAIMASHITA".

Si attende in posizione seiza ancora in zarei che il maestro lasci il tatami e si allontani verso lo spogliatoio;soltanto a questo punto ci si alza e sempre in seiza si esegue lo zarei ringraziando il partner con il quale si è praticato durante la lezione. E' sempre il kohai (il più giovane come grado)che si avvicina al sempai per ringraziare.

Per salire o per scendere dal tatami quando è presente il Maestro o un sempai,va sempre chiesto il permesso preventivamente.

Per riordinarsi il keikogi o la cintura si chiede al partner summimasen (scusa),ci si rivolge verso l'esterno del tatami (mai verso il kumiza) e lo si fà nel più breve tempo possibile.

Ricordate che il dojo è il luogo dove si pratica l'Arte,non solo nel senso tecnico ma anche nel senso di via spirituale: pertanto le regole sopra elencate devono essere alla base del vostro comportamento anche fuori del dojo perchè l'aikido non va vissuto soltanto nelle ore di pratica ma giorno dopo giorno nella vostra vita. 

Solo in questo modo potremo forse comprendere il messaggio spirituale lasciatoci in eredità dal Fondatore