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Unificazone Tra Mrnte e corpo

Appena prendiamo coscienza della natura della nostra vocazione è naturale che cerchiamo il modo per realizzarla. La vita che abbiamo ricevuto si manifesta in noi attraverso due elementi: la mente ed il corpo. Possiamo esprimere la relazione esistente tra questi dicendo che il corpo si muove in accordo con le direttive della mente e che la mente si esprime attraverso il corpo. Le due forme sono comunque inseparabili. Il divenire della vita umana è impossibile se uno dei due elementi viene a mancare; quando essi si fondono armoniosamente, invece, siamo in grado di manifestare le nostre migliori capacità e la nostra innata potenza. Ai tempi del collegio udii la storia di un anziano monaco Zen. Costui aveva intrapreso la pratica dello Zen quando ancora era giovane; a quel tempo egli era molto debole, essendo affetto da una grave forma di tubercolosi. Attualmente i progressi della medicina permettono cure adeguate per certe forme di malattia ma una volta la tubercolosi era da considerarsi inevitabilmente mortale. Durante la sua pratica di apprendimento dello Zen il giovane ebbe un collasso: i medici diagnosticarono la sua condanna e lui, con profonda tristezza, si rassegnò alla morte. Pensò a se stesso e si disse: "Con grande dispiacere devo interrompere a metà il mio percorso di apprendimento, soprattutto nel momento in cui la mia mente ha imparato a seguire lo Zen ma, visto che devo morire, voglio farlo sedendo nella posizione Zen, così come un monaco dovrebbe". Si alzò dal suo giaciglio, assunse la posizione Zen, entrò in uno stato di perfetta concentrazione spirituale e stette con calma ad aspettare la morte. Ma la morte non arrivò. Nei giorni seguenti si alzò, riprese la sua posizione Zen ed attese. Ma ancora la morte non si decideva ad arrivare. Giorno dopo giorno continuò ad assumere la posizione della meditazione. Poiché disciplinò se stesso avendo costantemente I' idea della morte davanti agli occhi ecco che improvvisamente il suo modo di pensare progredì. Allora il monaco decise che, siccome aveva aspettato la morte e questa non era venuta, avrebbe messo da parte il problema della vita e della morte e lo avrebbe lasciato alla volontà del cielo. Decise che per il tempo che gli rimaneva da vivere si sarebbe dedicato a seguire le regole dello Zen nel modo migliore che gli era possibile. E mentre continuava i suoi studi Zen, senza che egli ne fosse cosciente la sua tubercolosi guarì ed egli visse e fu famoso come monaco, insegnando agli altri fino all'età di oltre 70 anni. Rassegnandosi alla morte e sedendo in meditazione egli aveva raggiunto uno stato in cui la sua mente ed il suo corpo erano uniti, superando così la malattia. Coloro che vogliono imitarlo e praticare la meditazione Zen al fine di guarire da una grave malattia dovrebbero essere consapevoli del fatto che una simile procedura potrebbe essere molto pericolosa. La malattia si aggraverà se una persona si avvicina alla meditazione Zen con un atteggiamento insicuro del tipo "Bene, comincerò con la pratica Zen perché ho udito che fa guarire, ma dubito che questo possa essere veramente efficace". È essenziale comprendere che quando mente e corpo sono unificati allora l'innata potenza vitale comincia ad operare ed è questo potere che permette il superamento delle malattie. Sebbene esista un elevato numero di persone la cui ulcera allo stomaco è sparita, la cui pressione sanguigna si è normalizzata ed il cui cuore si è rafforzato mediante la pratica nella "Ki Society", non si può certo concludere che un semplice impegno nella pratica possa rappresentare una panacea. Una saltuaria e casuale partecipazione alla pratica non è certo il sistema migliore per curare la malattia. Bisogna comprendere che è possibile vincere una malattia solamente imparando il ruolo dell'unificazione tra mente e corpo, permettendo attraverso la pratica la manifestazione fondamentale del nostro potere vitale, cioè l'unità di ogni funzione fisica. La stessa cosa è valida per quanto riguarda le nostre attitudini. Quando diciamo che siamo bravi a fare le cose che amiamo intendiamo dire che siamo in grado di fare progressi se amiamo il tipo di cose che stiamo facendo. Al contrario, se quello che stiamo facendo non ci piace troviamo molta difficoltà a concentrarci: anche se il nostro corpo prende la posizione giusta la nostra mente fugge in tutte le direzioni. I progressi nelle cose che non ci piacciono sono lenti poiché non riusciamo a raggiungere uno stato di unificazione tra la mente e il corpo. Se vogliamo progredire nelle cose dobbiamo comprendere che bisogna innanzi tutto unificare la mente e il corpo e quindi impegnare il meglio delle nostre capacità. È sorprendente quello che possiamo fare quando siamo sinceri e quando mente e corpo sono una cosa sola. In qualche caso un topo messo in condizioni di non potere fuggire riesce ad avere la meglio sul gatto che gli sdando la caccia. Durante un incendio le persone riescono spesso ad agire in un modo che neppure si sarebbero immaginati in condizioni normali. Si sa di donne che hanno sollevato automobili per liberare il loro bambino che era rimasto imprigionato là sotto. In situazioni disperate di vita o di morte la gente agisce con un'efficacia che ha dell'incredibile. Tutti questi esempi descrivono manifestazioni del potere che è reso possibile dall'unificazione di mente e corpo. L'uomo riceve dall'universo poteri innati ma non è in grado di usarli perché non ne conosce il modo. Solamente imparando le regole dell'unificazione di mente e corpo diventiamo capaci di usare i poteri che abbiamo innati; temperando se stessi si riesce a rispondere alla propria vocazione. Come possiamo unificare la mente e il corpo? Prima di unificare la nostra mente e il nostro corpo, che provengono dall'universo, è necessario comprendere I' universo stesso ed i principi del Ki universale. Nella "Ki Society" insegno dapprima i principi del Ki (SHIN SHIN TOITSU DO) e quindi insegno I' Aikido con Mente e Corpo Coordinati come applicazione di tali principi. Originariamente Aikido significa la via dell'armonia con il Ki dell'universo. Tuttavia la gente generalmente pensa, sbagliando, che Aikido significhi la via per armonizzarsi con il Ki delle altre persone. Questo succede perché costoro non hanno capito I' essenza dell'Aikido ed hanno dimenticato i principi del Ki e i principi della coordinazione di mente e corpo. Per evitare confusioni I' ho chiamato Aikido con Mente e Corpo Coordinati (SHIN SHIN TOITSU AIKIDO), sebbene il significato sia ripetuto. A rigore di termini non esiste Aikido senza i principi del Ki. Quali sono i principi del Ki ?

I PRINCIPI BASILARI DEL KI

Sebbene in oriente il termine Ki sia stato largamente usato per descrivere un grande numero di cose, dal Ki universale a cose che ci stanno attorno quotidianamente, molte persone che usano questa parola non capiscono fino a che punto il Ki della vita quotidiana sia collegato col Ki dell'universo, oppure non si rendono conto addirittura che i due sono collegati.

LA NATURA BASILARE DEL KI

Come i nostri sensi ci dicono, I' universo in cui viviamo ha colore e forma. Ma quale è la natura reale di questo universo? Ogni cosa che ha una forma deve avere anche un inizio. Per esempio sappiamo che il sole arde e sappiamo anche che c'è stato un inizio a questo ardere; ci deve poi essere stato anche un tempo precedente, prima che il fuoco del sole incominciasse. Se risaliamo alle origini di tutte le cose risaliamo ad un punto in cui nulla esisteva. Ma il nulla non può dare origine a qualcosa. Lo Zen usa il termine "mu" che significa "nulla" ma non il completo nulla: il mu dello Zen indica uno stato in cui, benché nulla esista, c'è ancora qualcosa. Matematicamente parlando, I' entità di base delle matematiche è il numero uno. La terra è uno, un cristallo è uno. Se si riduce della metà quello che rimane è ancora uno; se si riduce indefinitamente della metà non diventa zero. Se c'è uno, esisterà sempre la sua metà. Ki è I' infinita aggregazione di particelle infinitamente piccole. È per questo che il sole, le stelle, la terra, le piante, gli animali e la mente ed il corpo degli esseri umani nascono tutti dal Ki dell'universo. Dal Ki, la reale sostanza dell'universo, vennero la calma e il movimento, I' unione e la separazione, la tensione e il rilassamento e molte azioni reciproche che hanno dato all'universo la sua attuale forma. Il Ki non ha inizio e non ha fine; il suo valore assoluto non aumenta e non diminuisce. Noi siamo uno con I' universo e le nostre vite sono parte della vita dell'universo. Prima dell'inizio dell'universo, così come adesso, il suo valore assoluto esiste come dato di fatto all' interno del quale la nascita, la crescita, la morte e la dissoluzione continuano a verificarsi. La Chiesa Cristiana chiama Dio I' essenza dell'universo e la sua azione la chiama Divina Provvidenza; in altre parole Dio esiste nel mondo e la Divina Provvidenza è un processo senza fine. Nella "Ki Society" facciamo una distinzione tra il Ki che usiamo tutti i giorni e il Ki dell'universo (la reale essenza dell'universo). Il lavoro dell'universo lo definiamo come le leggi dell'universo. Le nostre vite sono nate dal Ki, al quale un giorno dovranno tornare. Guardando con gli occhi del corpo le nostre vite danno I' impressione di scomparire alla morte, ma dal punto di vista dello spirito nulla scompare definitivamente. Noi esistevamo prima e continueremo ad esistere anche dopo. Guardare qualcosa con gli occhi dello spirito significa vedere quel qualcosa nella sua essenza reale. Dal punto di visto dell'essenza reale dell'universo tutti noi, il mondo intero e tutta l'umanità apparteniamo allo stesso grembo insieme agli alberi, all'erba e ad ogni altra cosa comprese le nuvole e la nebbia. Può allora esistere una ragione a giustificare le battaglie e I' odio? Bisogna innanzi tutto essere in grado di comprendere lo spirito di amore e protezione per tutte le cose e l'ingiunzione contro il combattimento: questo significa guardare dal punto di vista della reale essenza dell' universo Le nostre vite sono come I' acqua che togliamo dal mare e teniamo nelle nostre mani: questo lo chiamiamo "Io". È la stessa cosa chiamare nostra I' acqua che teniamo tra le mani. Dal punto di vista dell'acqua essa appartiene solamente al grande mare: se apriamo le mani l'acqua ritorna al mare a anche mentre noi la teniamo essa rimane in contatto col mare. Se ci rifiutiamo di lasciare che fluisca liberamente là dove deve I' acqua diventerà stagnante. Le nostre vite sono parte della vita del Ki
dell'universo, racchiuso nel guscio del nostro corpo. Anche se noi parliamo di "Io", visto con gli occhi della mente questo è il Ki dell'universo. Anche se questa parte di Ki è racchiusa nel nostro corpo essa è sempre in comunione col Ki dell' universo ed è attiva come parte dell'universo. Quando respiriamo è il Ki dell'universo che noi stiamo respirando con tutto il nostro corpo. Quando la comunicazione tra il nostro Ki e quello dell'universo è completa allora siamo in buona salute e siamo vivi. Quando il flusso è interrotto diventiamo indolenti e quando si ferma è la morte. Nell'allenamento del Ki pratichiamo sempre facendo fluire il Ki all'esterno, perché quando facciamo questo il Ki dell'universo può entrare nel nostro corpo e la confluenza tra i due aumenta. Se interrompiamo il flusso di Ki non può entrare nuovo Ki e il flusso diventa povero. Per questa ragione praticare enfatizzando l'invio del Ki non mira solo a migliorare le tecniche marziali ma anche a facilitare la confluenza tra il nostro Ki e quello dell' universo. Questa è una via estremamente salutare per ottenere il massimo della nostra potenza vitale. Da secoli i giapponesi dicono che morire è come ritornare a casa ma senza una ferma convinzione è impossibile assumere questo atteggiamento. Noi siamo una cosa sola con il Ki dell'universo e morire è solo ritornare al Ki dell' universo. Dovremmo usare tutta la nostra potenza mentre siamo vivi e tutta la nostra potenza dopo la morte. Questa indistruttibile fiducia è essenziale per la riuscita.
 
 KI POSITIVO E KI NEGATIVO

Per l'essenza basilare dell'universo, che è il Ki, affinché I' universo potesse raggiungere il suo stato attuale fu necessario passare attraverso un grande numero di processi contrapposti. Questi processi continuano ancora oggi e continueranno molto a lungo nel futuro. In Oriente tale dualismo è chiamato la teoria dello yin e dello yang: yin indica I'ombra e yang la luce del sole. Quando c'è il sole necessariamente ci sarà anche I' ombra; quando c'è la vita deve esserci anche la morte; quando c'è l'alto c'è anche il basso e quando c'è la forza c'è anche la debolezza. Universo è assoluto nella sua essenza ma la sua manifestazione è un mondo di dualismo. Il famoso inventore di dispositivi elettrici Thomas A. Edison affermava che l'universo è fatto di elettricità e che si sviluppa da un contrasto di fenomeni positivi e negativi. Luce e nascita sono positivi mentre oscurità e distruzione sono negativi. Fare fluire il Ki all'esterno è un processo positivo, ritirarlo e lasciarlo stagnare è negativo. Il nostro Ki è parte di quello universale e il nostro corpo è il recipiente usato per proteggere il nostro Ki. La mente è quella cosa dataci dall' universo con la quale dobbiamo proteggere e mantenere in buone condizioni il nostro recipiente materiale e con la quale dobbiamo controllare e stimolare il ricambio del nostro Ki con quello dell'universo. Forse potremmo tentare un paragone trai processi messi in causa dalla generazione di elettricità e quelli che riguardano il flusso del Ki. Nel generatore l'essenza basilare dell'elettricità diventa elettricità che circola verso l'esterno per attivare un numero incredibile di macchine. L'universo è sostanziato di Ki che il nostro cervello, in un modo simile ai generatori elettrici, usa per dare origine alla mente, la quale a sua volta diventa il nostro Ki, il Ki che muove il Se la mente di una persona è dissonante questa persona non sarà in grado di proteggere la salute del proprio corpo né di attivare un forte ricambio con il Ki-dell'universo. Chi vuole perfezionare le proprie tecniche deve prima purificare la propria mente. Se I' inizio è inquinato lo sarà anche la fine: un cuore impuro guida solamente al vuoto totale. Queste espressioni indicano che il Ki dell'universo è disponibile per scopi buoni oppure per scopi cattivi. Se esiste un Ki positivo deve esisterne anche uno negativo: è responsabilità di ognuno di noi scegliere quale tra i due utilizzare. Chi vuole camminare nella luce e condurre una vita di attività deve sviluppare Ki positivo, deve fare un uso positivo della propria mente ed assumere un atteggiamento positivo. Chi vuole camminare nelle tenebre ed essere infelice dovrà fare un uso negativo della propria mente. È responsabilità di ognuno la scelta tra i due atteggiamenti. Sebbene chiunque desideri condurre una vita felicemente attiva, le persone che usano abitualmente la loro mente in modo negativo non possono sperare in una vita positiva. Una vita positiva dipende da un atteggiamento positivo. Cominciate ad inviare Ki positivo e riuscirete. Se viene improvvisamente freddo e dite a voi stessi: "Con questo tempo sarà facile prendere un raffreddore", istantaneamente il vostro Ki diventa negativo e sarà veramente facile che prendiate il raffreddore. Una persona che pensa: "Cosa è un raffreddore? Non potrà certo turbarmi" guarirà dal raffreddore altrettanto in fretta di comelo ha preso. Se approcciate un qualsiasi lavoro con un atteggiamento del tipo: "Non sono convinto che potrà andare troppo bene", ecco che non andrà troppo bene veramente. Succederà il contrario se userete tutta la vostra forza e sarete convinti fermamente che tutto andrà bene. Molte persone iniziano un'attività con I' idea di un approccio positivo, ma in seguito emerge un pensiero negativo e questo basta per frustrarle. Nel nostro allenamento un punto fondamentale è imparare ad estendere il nostro Ki per rendere più facile il mantenimento di un'attitudine positiva. Se talvolta cadiamo in uno stato negativo e qualcuno ci dice: "Forza, ricordati di estendere il tuo Ki" l'idea ci ritorna immediatamente e il Ki positivo ritorna a fluire. Nel mio villaggio, ogni anno, durante i primi due giorni dell'anno nuovo, raccolgo i membri della "Ki Society" che lo desiderano e insieme andiamo al vicino fiume per allenarci. La temperatura esterna si aggira solitamente sugli otto o nove gradi sotto lo zero e I'acqua che scorre dalla neve che ricopre le montagne è di un freddo tagliente. Se immergete un dito vi sembra che la vostra carne debba congelare. Quando il sole incomincia a sorgere ci mettiamo tutti in costume da bagno, accendiamo alcune luci calisteniche e seguiamo nell'acqua colui che guida, immergendoci fino alle anche. Formiamo un cerchio attorno alla guida e quando viene dato il comando "Giù!" ci immergiamo fino alle spalle. La guida comanda allora "Gridate!" ed ognuno grida più che può. Dopo circa tre minuti ci tiriamo su. Ripetiamo lo stesso processo due o tre volte fino a quando la guida dà I 'ordine di uscire ed allora ognuno torna a riva. Dopo questo ci asciughiamo, indossiamo gli abiti di allenamento e pratichiamo metodi di respirazione. Questo è il modo in cui iniziamo I'allenamento per l'anno nuovo. Talvolta qualcuno dei praticanti si preoccupa, nel timore di prendere un raffreddore. In questi casi rispondo: "Dipende soltanto da voi: se volete prendere un raffreddore prendetelo pure ma se non volete neanche è il caso di pensarci". L'unica cosa importante è mantenere il punto ed estendere il A volte qualcuno che non pratica abitualmente l'allenamento del Ki mi chiede di partecipare ugualmente a questo esercizio. Normalmente sono solito rifiutare ma una volta ricevetti questa richiesta da un uomo talmente entusiasta che, dopo avergli insegnato i principi fondamentali del mantenimento del punto e dell'invio del Ki, gli permisi di unirsi a noi. Finché fu nell'acqua si concentrò completamente nel fare quello che gli avevo spiegato e tutto andò bene. Quando fu il momento di uscire dall'acqua egli divenne un po' troppo baldanzoso e perdette il punto, con la conseguenza che cominciò a tremare come una foglia. Gli altri studenti, che erano completamente a proprio agio senza provare freddo alcuno, sorrisero alla vista di quest'uomo tremante ed il loro sorridere servì a fargli ritrovare la concentrazione e a farlo smettere di tremare. Una persona che si allena costantemente nella pratica del Ki avrà una tale padronanza da continuare a mantenere il punto anche senza essere cosciente di farlo. Questo non è un esercizio di abilità nella resistenza al freddo ma è essenzialmente un test per dimostrare quanto possa essere potente il corpo quando la mente è concentrata a mantenere il punto del basso addome e ad estendere costantemente il Ki. Secondariamente, viene fatto all'inizio di ogni anno e questo è propiziatorio per una condizione positiva per tutto I' anno nuovo. In terzo luogo entrando nell'acqua laviamo via tutti i pensieri e le esperienze negative dell'anno precedente e possiamo ripartire purificati come bambini appena nati. Quando farà freddo basterà semplicemente pensare a quando entrammo nell'acqua gelida del fiume e questo ci aiuterà a riprodurre quel forte atteggiamento positivo che terrà lontani tutti i raffreddori: ora, con tutti i vestiti indosso un po' di freddo non ci potrà preoccupare. Comunque, anche se prendessimo un raffreddore un atteggiamento positivo ci aiuterà a guarirne in fretta. Un modo di pensare positivo, come pure il suo contrario, si possono applicare praticamente a ogni cosa. Per esempio supponiamo di vedere un gruppo di nostri amici parlottare tra loro. Se abbiamo un atteggiamento negativo siamo portati a pensare che forse stanno parlando male di noi; indulgendo troppo in simili pensieri il nostro atteggiamento diventerà ancora più negativo. Se abbiamo un atteggiamento positivo non penseremo qualcosa di simile. A parole perfettamente uguali alcuni danno una cattiva interpretazione ed altri ne danno una buona; la stessa persona darà interpretazioni diverse a seconda del suo stato d'animo. Quando siete in uno stato positivo anche se un vostro amico, durante una discussione, vi insultasse, lo prendereste come uno scherzo perché credete nella sua amicizia. Se la stessa cosa accadesse mentre siete in uno stato negativo arrivereste magari a pensare che forse la sua amicizia è falsa e che sta realmente pensando ciò che dice. Ricordate sempre che il positivo attrae il positivo e il negativo attrae il negativo. Se siete in uno stato negativo penserete in negativo, agirete in negativo e cambierete in negativo tutto ciò che vi circonda o vi succede. Poiché il negativo attrae il negativo, basterà che una sola cosa vada male per farvi vedere tutto nero. Se bisticciate con vostra moglie prima di uscire di casa al mattino tutta la giornata andrà storta. Lasciate che una persona di cattivo carattere entri in un gruppo di quattro o cinque persone che stanno gioiosamente scherzando e se il negativo di quella persona è abbastanza potente tutti diverranno in breve tristi e silenziosi. Se uno dei membri di una famiglia potenzialmente felice è negativo lo diventerà anche l'intera famiglia. Al contrario, se il vostro Ki è potentemente positivo ogni cosa intorno a voi diventerà positiva e fonte di gioia per chi vi circonda. La felicità arriva attraverso una porta sorridente, per la stessa legge di attrazione. Un bravo generale non ha soldati codardi perché la sua potenza e il suo coraggio si trasmettono naturalmente anche ai suoi uomini. D'altro canto, un generale codardo trasmetterà la stessa malattia ai propri soldati. Se siamo interessati a rendere migliori la società ed il mondo intero dobbiamo sviluppare individualmente le nostre caratteristiche positive e con esse accingerci a cambiare in meglio tutto ciò che ci circonda. Un rappresentante, apprestandosi ad effettuare il proprio giro, è preoccupato in quanto non è sicuro di riuscire a vendere una certa cosa in un certo posto. Non sa se riuscirà a vendere oppure no ma adottando un atteggiamento negativo, convinto che non ce la farà, trasferirà sull'acquirente la propria aspettativa negativa. Bisogna che abbia un approccio sufficientemente positivo affinché il suo cliente possa reagire positivamente. Se nonostante ciò la vendita non riuscisse non deve convincersi che mai riuscirà a vendere qualcosa: se rinnova il suo approccio positivo, mentre si reca dal prossimo cliente, otterrà sicuramente dei buoni risultati. Una persona malata di solito è negativa. Una persona negativa che va a fare visita ad un'altra persona negativa dice qualcosa del tipo: "Anche tu sei malato? Anche io ho sofferto questa malattia. È duro essere malati, non è vero?!" In

questo modo il poveretto diventerà ancora più negativo. Più una persona si trova in uno stato negativo maggiore sarà la sua necessità di trovare la positività di una persona forte e in buona salute. In un ospedale molte sono le persone negative. Anche una persona in buona salute tende a diventare negativa senza saperlo qualora si venga a trovare in certe situazioni per un lungo periodo di tempo. Spesso, nel caso delle persone ammalate, I' effetto del negativo è più forte. Quando la loro malattia si aggrava cominciano a pensare con Ki negativo intorno al fatto che questa malattia li porterà alla morte; oppure, se nella stanza accanto muore qualcuno cominciano a sentirsi come se fossero sul punto di morire: in questi casi bisogna cercare di estendere Ki positivo. La vita e la morte dipendono dalla Provvidenza. Quando una persona muore significa che deve morire, così come una persona vive finché deve vivere: finché si è vivi non si muore. Pensate a vivere finché siete vivi; tutto ciò che dovete fare è mantenere il punto e facilitare la confluenza tra il vostro Ki e quello dell'universo attraverso l'estensione del Ki personale. In modo naturale verrà attivato il potere vitale che è originariamente vostro. Qualcuno che visitando un malato dica qualcosa come: "Il signor Tal dei Tali è morto a causa di una malattia come questa, lo sai. Bisogna che stai attento" si comporta come chi strattona per le gambe un uomo che è appeso per il collo. La cosa da dire quando facciamo visita ad un malato potrebbe essere simile a: "Questo non è sufficiente per abbatterti. Fatti coraggio. Quando un vostro insegnante oppure un vostro superiore avranno da rimproverarvi potrete prendere la cosa in modo negativo o in modo positivo. Dovete comprendere che il rimprovero è meritato perché avete sbagliato qualcosa. Se la prendete con buona volontà e decidete di non ripetere I 'errore la causa del rimprovero cesserà di esistere. Dovete comunque cercare di non essere turbati: non è necessario lasciarsi buttare giù. La persona che vi sta rimproverando vedrà che la prendete bene e, senza che se ne accorga, anche il suo Ki diventerà positivo. Perderà ogni desiderio di essere adirata e anche quando si ripresenterà un motivo per rimproverarvi la sua attitudine positiva la farà essere più comprensiva. D'altro canto, se siete ostile e risentito quando qualcuno vi rimprovera il vostro atteggiamento negativo si trasmetterà al vostro interlocutore, che diventerà ancora più adirato e troverà il modo per rimproverarvi ad ogni minima occasione. Se qualcuno vi corregge per uno sbaglio che non avete commesso è lui in errore, non voi. Non lasciate che questo vi sconvolga. Da soli siete in grado di capire quando la situazione richiede che esprimiate la vostra opinione o quando conviene che ascoltiate in silenzio ed è meglio lasciare che la cosa passi. Se decidete che conviene risolvere la situazione col silenzio è necessario che abbiate un Ki positivo molto fermo. Qualunque cosa decidiate di fare, continuate ad estendere il vostro Ki positivo e non cedete all'altra persona. Siccome nella "Ki Society" pratichiamo sempre estendendo il Ki, il nostro salone di allenamento è sempre pieno di Ki positivo. Chi non sta bene oppure è troppo debole o malato per praticare può cambiare il proprio Ki da negativo in positivo semplicemente venendo nel salone a guardare mentre ci alleniamo: riceverà parte dell'abbondante scorta di Ki positivo. Chi non è impegnato nel programma di allenamento trova estremamente difficile cambiare il proprio Ki da negativo a positivo ma questo può diventare più facile attraverso l'aiuto di un grande numero di persone. Quando avete concluso una giornata di lavoro e state tomando a casa stanchi passate prima dalla palestra a praticare per un po': il vostro corpo si rilasserà, il vostro Ki diventerà positivo e vi sentirete nuovamente bene. A casa dormirete profondamente e il giorno successivo vi alzerete con un atteggiamento positivo verso la giornata che vi attende. Al contrario, se andate a casa compiangendovi per la vostra stanchezza il sonno non riuscirà a ristorarvi e la mattina dopo vi alzerete dal letto ancora stanchi. Se vi accade qualcosa di spiacevole, invece di portarlo a casa con voi, fermatevi in palestra e cambiate il vostro Ki da negativo in positivo. La casa dovrebbe essere sempre un luogo sereno e piacevole. Chi vive troppo lontano da una palestra può praticare per conto proprio concentrandosi sul punto nel basso addome e sforzandosi di mantenere il proprio Ki in uno stato positivo. Quando le cose vanno bene è facile mantenere un atteggiamento positivo e sereno ma noi dobbiamo allenarci a cambiare il nostro Ki da negativo in positivo quando le condizioni sono avverse. Siccome il positivo attira il positivo, un atteggiamento positivo condurrà ad un destino positivo. Il nostro Ki è in comunicazione con il Ki dell'universo: riversando all'esterno la maggiore quantità di Ki che ci è possibile possiamo aumentare lo scambio tra i due. Possiamo estendere all' esterno tutto il Ki che desideriamo, poiché il rifornimento è inesauribile. Una volta che abbiamo reso positivo il nostro Ki non ci piacerà doverlo interrompere. Fare, delle nostre vite qualcosa di splendido o di miserevole dipende soltanto dal nostro scegliere la via positiva o quella negativa. Aiutandoci l'uno con I' altro, tutti insieme abbiamo il dovere di rendere sempre migliore questo inestimabile dono della vita che I' universo ci ha fatto. Riaccendendo una ad una le nostre luci individuali possiamo illuminare il mondo intero.

 
Tratto da: il Ki nella Vita Quotidiana
di: Koikhi Tohei
Ed:Erga edizioni